Quando stare con gli altri diventa un peso.

Quasi la metà di tutte le nostre angosce e le nostre ansie derivano dalla nostra preoccupazione per l’opinione altrui.
(Arthur Schopenhauer)

 

L’ansia sociale o fobia sociale è una paura o ansia marcata relative a una o più situazioni sociali nel quale l’individuo è esposto al possibile esame degli altri. Molte persone che soffrono di questo problema tendono ad evitare l’oggetto della loro paura, anche se tale evitamento potrebbe risultare scomodo e comportare un alto prezzo economico o emotivo.

Spesso le persone che soffrono d’ansia sociale riconoscono che le loro paure sono eccessive, ma le preoccupazioni interferiscono comunque con il funzionamento quotidiano e/o possono causare uno stress emotivo considerevole.

È importante sottolineare però che non si deve confondere l’ansia sociale con la timidezza, infatti, sebbene mai definita in maniera univoca, si può considerare come la propensione a provare disagio, preoccupazione o timore nei confronti di eventi sociali, soprattutto con persone e situazioni poco familiari. A differenza dell’ansia sociale quindi non è presente un disagio eccessivo né l’evitamento di tali situazioni, tale da rendere invalidante e interferire in maniera importante nei diversi ambiti di vita della persona. Essa risulta essere infatti un tratto di personalità molto frequente e alcuni studi rivelano come fino al 40% della popolazione si consideri timida e fino al 90% riferisca di esserlo stato almeno una volta nella vita.

L’esordio della fobia sociale invece è generalmente graduale e ad esso fa seguito un decorso tipicamente cronico e progressivamente invalidante in termini di realizzazione della persona nella sfera sociale, lavorativa e personale. Inoltre la percentuale di remissione spontanea del disturbo è bassa e si possono sovrapporre importanti complicanze, fra le quali la depressione secondaria, l’abuso di sostanze a scopo auto-terapeutico e le condotte autolesive sono le più frequenti.

L’ansia sociale per di più è attualmente ritenuta uno dei disturbi d’ansia più comuni sebbene la diagnosi sia relativamente recente.

Alcune studiosi hanno cercato di indagare quali sono le situazioni e le attività che possono far emergere in una persona una reazione di ansia sociale e ne sono state individuate tre:

  1. Essere osservati mentre si svolgono attività, anche quotidiane, come bere e mangiare in pubblico;
  2. L’interazione sociale come ad esempio avere una conversazione o incontrare persone sconosciute;
  3. Eseguire una prestazione di fronte ad altri come fare un discorso.

Le persone, in tutte queste situazioni, temono di essere osservate, giudicate e divenire oggetto di scherno da parte degli altri. Si preoccupano di essere umiliate o di sentirsi in imbarazzo e tendono ad essere “sensibili al rifiuto”. Inoltre esistono alcuni pensieri ricorrenti che accompagnano l’ansia sociale, che sono: avere paura del fallimento, il timore di una valutazione negativa oppure di un’attenzione focalizzata sul sé. Queste preoccupazioni e questi pensieri sono spesso incentrate anche su funzioni corporee come la paura di sudare, di avere brontolii allo stomaco in pubblico e così via.

Come conseguenza della paura, i soggetti che soffrono di ansia sociale possono evitare di parlare, mangiare in pubblico e rifiutarsi di interagire con altre persone e, quando si trovano di fronte alla situazioni temuta, possono diventare così ansiosi da avere un attacco di panico.

Come gestire l’ansia sociale

Per affrontare le paure e apprendere nuovi modi di gestire l’ansia potrebbe essere necessario spingersi oltre la propria zona di comfort, affrontando un po’ di disagio e di insicurezza al fine di migliorare e di apprendere nuove capacità e competenze.

Ecco alcuni semplici spunti che possono aiutare le persone a gestire meglio la fobia sociale nella vita di tutti i giorni:

  • Prestare attenzione e registrare le reazioni emotive durante le situazioni sociali potenzialmente ansiogene;
  • Ricordare che molte delle aspettative legate all’episodio d’ansia non si concretizzano;
  • Invece di evitare situazioni sociali che possono generare ansia, cercare di rilassarsi utilizzando anche semplici tecniche di respirazione e di meditazione;
  • Ogni volta che si ha un’esperienza sociale positiva, assicurarsi di “aggiungerla” all’interno del proprio bagaglio di esperienze e valorizzare il proprio sè per ciò che si è riusciti ad affrontare in maniera positiva.

Nel caso la paura, il timore, la preoccupazione che accompagnano questi episodi ansiogeni dovessero avere un’intensità percepita come “eccessiva” e invalidino in qualche modo la vita della persona dovrebbe essere considerata la possibilità di affidarsi ad un terapeuta.

Ciò su cui un percorso psicologico potrebbe soffermarsi potrebbe essere da una parte l’autostima, dall’altro il cercare di scoprire come le relazioni e le esperienze di una persona possano aver modellato i propri modi di pensare e sentire, che a loro volta possono fornire informazioni riguardo al tipo di approccio che una persona ha verso, in questo caso alle situazioni sociali.

 

Si ringrazia la dott.ssa Giulia Liva per la collaborazione.

 

Bibliografia:

Association, A. P. (2014). DSM V. Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali.Milano: Raffaello Cortina Editore.

Belkin, M. (2016). How To Manage Your Social Anxiety.Tratto da Psychology Today.

Bögels S.M., A. L. (2010). Social Anxiety Disorder: Questions and Answers for the DSM-V. . Depression & Anxiety 27, 168-189.

Pietrini, F., Lelli, L., Lo Sauro, C., & Faravelli, C. (2009). Epidemiologia della fobia sociale. Rivista di psichiatria 44, 203-213.

Zimbardo, Pilkonis, & Norwood. (1975). The social disease called shyness. Psychology Today 8, 68-75. Tratto da Psychology Today.

 

Author Info

Alice Quadri

Psicologa Psicoterapeuta, Esperta in Psicologia Forense e Psicodiagnosi. Svolge la propria attività clinica e forense presso il proprio studio privato in collaborazione con numerosi studi legali e diversi professionisti. Svolge attività di docenza presso il CONI Lombardia.