Baby Blues e Depressione Post Partum.

Per scrivere questo post traggo ispirazione da un fatto che mi è accaduto recentemente quando ho incontrato un’amica diventata mamma da pochi giorni.

Oltre alle gioie della maternità mi ha raccontato di come ogni tanto si senta triste, giù di morale e che le scappi qualche lacrima. Mi raccontava di non capire cosa le stesse succedendo perché era sì stanca ma immensamente felice per la nascita del suo piccolo e di essere preoccupata “non mi starà venendo la depressione post-partum?”.

Le ho chiesto se in ospedale durante la dimissione o al corso pre parto le avessero parlato del Baby Blues. Mi ha risposto che non ne aveva mai sentito parlare.

Ho cercato di rassicurarla spiegandole che quello che lei mi aveva appena descritto poteva essere chiamato Baby (o Maternity) Blues ovvero uno stato transitorio e reversibile della durata di pochi giorni, determinato dalle brusche modificazioni occorse con il parto e la nascita del bambino. Il Baby Blues ha un’origine multifattoriale tra cui rientrano i rapidi cambiamenti ormonali che avvengono subito dopo il parto come ad esempio la brusca caduta dei livelli estroprogestinici, lo stress psico-fisico legato al momento del travaglio, del parto e del post partum, la fatica fisica e l’ansia legata all’aumento delle responsabilità e al cambio del proprio ruolo.

Il Baby Blues si manifesta con deflessione lieve del tono dell’umore, sentimenti di inadeguatezza rispetto al proprio ruolo di madre, crisi di pianto, irritabilità, ansia e insonnia.

Questo fenomeno è molto diffuso tra le neo-mamme (50-80%)e per sua natura tende a manifestarsi entro 2-3 giorni dal parto, a volte coincide con il rientro a casa, per poi scomparire entro un decina di giorni circa.

Di natura e decorso differente invece è la depressione post partum, un disturbo che colpisce con diversi livelli di gravità, dall’8 al 12% delle neomamme.

La sua insorgenza si può manifestare anche a distanza di 3-4 mesi dall’evento, fatto per cui non sempre è messo in correlazione dai famigliari o da chi sta accanto alla mamma con la nascita del piccolo.

Lo stato di alterazione dell’umore si prolunga oltre i dieci giorni, la neo-mamma non riesce a rasserenarsi e manifesta prevalentemente nervosismo, irritabilità, tristezza e mancanza di volontà nell’accudimento del bambino. Si associano spesso anche disturbi del sonno o dell’alimentazione.

La mamma si avverte inadeguata, incapace di relazionarsi con il figlio nè di instaurare un rapporto di scambio emotivo con il neonato che si caratterizza essenziale per un’efficace relazione madre-neonato e in grado di influenzare lo sviluppo cognitivo, sociale ed emotivo del bambino.

Secondo il Ministero della Salute italiano in Italia si stima che su 576.659 nascite all’anno almeno 46.000 donne possono soffrire di DPP (dati ISTAT 2008)[1].

Nel sentire comune si da troppo spesso per scontato che le neo-mamme debbano essere felici in ogni istante non tenendo in considerazioni quali modificazioni psico-fisiche profonde la gravidanza, il parto e la nascita del bambino portino alla madre. Basta pensare alla fatica dell’allattamento che è ben lungi dall’essere un gesto automatico e semplice, anzi!

La paura di essere considerate inadeguate, non all’altezza del nuovo ruolo o incapaci di accudire il neonato contribuisce a creare nelle neo-mamme vissuti di tristezza e sensi di colpa alimentati da aspettative irrealistiche veicolate anche, e purtroppo, da chi delle mamme dovrebbe prendersene cura.

Quando la mamma o chi le sta accanto avverte la possibile presenza di questi elementi è bene che venga coinvolto uno psicologo che attraverso un percorso terapeutico possa aiutare la mamma a superare questa situazione. Riconoscere i sintomi e affidarsi a professionisti preparati è il primo passo per la risoluzione del problema nella maggior parte dei casi.

[1] www.salute.gov.it

Author Info

Alice Quadri

Psicologa Psicoterapeuta, Esperta in Psicologia Forense e Psicodiagnosi. Svolge la propria attività clinica e forense presso il proprio studio privato in collaborazione con numerosi studi legali e diversi professionisti. Svolge attività di docenza presso il CONI Lombardia.